Enzo Perna

Caserta 1942 – Udine 1999. 

Enzo PernaCritico letterario e d’arte, poeta e giornalista, è stato docente di Estetica all’Università di Udine. Ha pubblicato numerose monografie d’arte. Ha curato rassegne artistiche di livello internazionale. Ha collaborato a quotidiani e riviste specializzate. È stato funzionario eccellente della Pubblica Istruzione (settore artistico).

Dei suoi numerosi saggi, quello per la Civica Galleria d’arte moderna e contemporanea di Monreale, è il più significativo. Il libro cui teneva molto era “L’Arte in Terra di Lavoro” che era congiunto a due saggi dei critici d’arte casertani, Giorgio Agnisola e Vincenzo Battarra, ognuno dei quali ha analizzato un periodo artistico del territorio. Il titolo del saggio di Perna, “Dalla pittura coca cola allo sperimentalismo (l945-l970)“, si riferiva all’attività di alcuni artisti che, durante l’occupazione dell’esercito alleato a Caserta, dipingevano ritratti copiando le foto sgualcite di fidanzate, di madri, di sorelle o di amiche che i soldati americani conservavano gelosamente nei portafogli. Lo studio, prendeva avvio da quest’attività modesta e stereotipata che serviva, in “tempi di magra”, a far sbarcare il lunario a molti artisti casertani e alle loro famiglie, ma anche a mettere in moto fermenti e attività artistiche nell’immediato  dopoguerra, in un territorio dove la negligenza e la stupidità del ventennio fascista erano state severe e punitive. Il fascismo aveva privato Caserta della sua Provincia. Il territorio vastissimo dell’antica Terra di Lavoro fu spezzettato e utilizzato, in gran parte, per fondare la Provincia di Latina e la parte rimanente per ampliare le provincie limitrofe. Il libro fu pubblicato in occasione del Cinquantennale della Provincia si Caserta (1945-1995) e dopo la scomparsa di Enzo Perna.

Il libro fu anche un omaggio alla città, dove Enzo nacque, dove si formò e dove mosse i primi passi sia nel mondo del giornalismo e sia nel campo della critica d’arte e letteraria.

Le sue capacità straordinarie di studioso e la sua preparazione nel campo dell’estetica che tra l’altro aveva insegnato all’Università di Udine, gli permisero di spaziare in molti ambiti e di “scandagliare” i fenomeni d’arte con padronanza e acume, intraprendendo con coraggio alcuni percorsi difficili.

Enzo che oltretutto era un poeta singolare, forse unico nel panorama della critica d’arte, utilizzava i sui versi per presentare al pubblico la personalità di un artista e la sua opera. Molti artisti ebbero da lui delle recensioni in forma poetica o delle prefazioni in versi.

Enzo, come critico, si era formato a contatto con pittori e scultori. Nelle sue indagini si soffermava a valutare spesso la tecnica esecutiva, analizzando la materia (medium) con cui si esprimeva l’artista, distaccandosi dal misticismo estetico di crociana memoria.

 La sua prosa, a volte sintetica e a volte ampia e circostanziata, mirava sempre alla chiarezza, a spiegare, a far capire. I suoi scritti di critica d’arte iniziavano o con preamboli lunghi o entrava in argomento analizzando il lavoro di un artista con una determinazione e una minuziosità da certosino.

 Chi lo conosceva, intuiva quando era completamente preso e affascinato dall’artista o viceversa il suo preambolo era una sorta di dichiarazione, un suo modo di non coinvolgimento, un prendere le distanze.

Non c’era mai superficialità nel suo lavoro, anche gli artisti meno qualificati o giovani li esaminava con serietà: si recava nei loro studi, e dopo aver analizzato le opere con diligenza, si faceva dare il materiale fotografico, le pubblicazioni o quant’altro gli servisse per un successivo approfondimento conoscitivo. Era sempre gentile con tutti, disponibile e anche se oberato di lavoro, si prestava appieno anche quando non ce n’era bisogno.

L’amicizia era per lui sacra e la fiducia che aveva negli altri non è venuta mai meno, ma come accade il più delle volte, si è mal ripagati.

Enzo aveva anche momenti di narcisismo, di autocompiacimento per certe iniziative che aveva realizzato, ma non si rallegrava quasi mai per la sua opera di critico. Qualche debolezza la riservava alla sua poesia.

Più volte faceva leggere i suoi versi agli amici intimi, appena vergati su foglietti di qualsiasi genere: buste di lettere, mezzi fogli a righe recuperati da chi sa quale documento. Con fare sornione chiedeva il parere e i suoi occhi brillavano quando, dopo aver sentito i sui versi, notava l’emozione del lettore. Gioiva ai complimenti, ma li commentava con un certo pudore a bassa voce per non turbare i momenti di commozione.

Talvolta inorridiva alla lettura dell’amico e togliendo il foglietto dalle sue mani, si esibiva facendo sentite l’armonia del ritmo poetico.

A volte confidava ai pochi amici che stimava i suoi progetti letterari e, spesso, parlava di Nefertiti, una raccolta di poesie incentrata sul rapporto d’ambigua complicità sentimentale tra lo scriba (Enzo Perna) e la donna, la regina Nefertiti.

Il suo studio, si era riempito, per questo, di libri sull’Egitto e di  versi scritti su vari foglietti.

Egli era, tra l’altro, un profondo conoscitore dei miti di varie civiltà, quelli del mondo greco-romano in particolare. Spesso, in ogni prefazione di monografie pubblicate o anche di alcune presentazioni a cataloghi, richiamava la cultura classica. Era un suo stile, un suo modo di aprire il discorso critico che, partendo da un ambito culturale ampio si calava nel particolare.

Un vero peccato che il suo progetto poetico non abbia visto la luce per la sua improvvisa scomparsa.

Enzo Perna era un valentuomo (secondo la definizione del Caravaggio cioè uno che valeva per la sua competenza). Egli lo era per bontà d’animo, per competenza e per ingegno. Un vero peccato la sua prematura scomparsa.

(Stralcio dalla commemorazione che Ezio Flammia ha tenuto presso la Galleria d’arte “Il Tempo ritrovato” Roma 22/12/1999.)

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